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Percorso per tutta la famiglia. Impegno fisico basso e fondo totalmente pedalabile. Si affrontano principalmente strade bianche con fondo che non presenta nessuna difficoltà tecnica. Affontabile con bici da turismo, bici da bambini, cross country front, full o rigide.

Il lago artificiale, inaugurato nel 1999 presenta una diga  costituita da un imponente bastione che adattandosi parzialmente all'orografia del sito definisce il margine sud-orientale del lago; tale bastione presenta sul versante orientale una scarpata terrazzata rivestita di manto erboso e scandita da camminamenti d'ispezione sia in verticale che in orizzontale; sul versante verso il lago, un'interrotta pendenza in massi calcarei e ciottoli di ghiaia. Sul culmine di tale sezione triangolare è posizionata la viabilità di servizio che, partendo dalla variante della statale della Futa in coincidenza con l'abitato di Bilancino, conduce ai due corpi della casa di guardia e della torre di presa, collegate da un'aerea passerella metallica. La viabilità di collegamento, dall'andamento sinuoso e dal carattere panoramico, è scandita regolarmente da speroni triangolari (alternativamente a monte e a valle) aventi funzione di sosta e di controllo.

Il percorso transita sul lago per la tranquilla strada sul retro dello stesso per arrivare poi sulle vie ciclabili nella zona di Barberino.

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In MTB nel Mugello

Il Mugello offre una quantità infinita di percorsi

Si può optare per un giro turistico sul lago di Bilancino ammirando le diverse specie di uccelli, oppure salire in quota fino ai 1657 metri di Monte Falco o ancora percorrere sentieri e mulattiere di rilievo storico come la famosa Linea Gotica della resistenza partigiana, visitare castelli e cascinali come il Castello di Cafaggiolo o il Castello del Trebbio o infine effettuare tour gastronomici alla scoperte dell'arte culinaria locale.

Come recita Wikipedia, "il Mugello è una regione storica della Toscana situata a nord est di Firenze.

Si tratta di una vallata che corrisponde all'alto corso del fiume Sieve nel tratto che scorre da nord-ovest verso sud-est, fino al punto in cui cambia direzione, assumendo un orientamento NE-SO ortogonale al precedente. Ubicato a sud dello spartiacque appenninico segnato dal Passo della Futa, dal Passo del Giogo di Scarperia, dal Passo della Colla di Casaglia e dal Passo del Muraglione, il Mugello è separato dalla valle dell'Arno e da Firenze dai crinali di Monte Giovi, Vetta le Croci, Monte Senario e delle Croci di Calenzano.

Oggi quindi si identifica il Mugello con la porzione del bacino idrografico del fiume Sieve a monte della confluenza con il fosso di San Godenzo (detto anche torrente Comano), nei pressi dell'abitato di Dicomano. Da questo punto fino alla confluenza con l'Arno a Pontassieve, il fiume scorre in quella che viene chiamata Val di Sieve.

Tuttavia l’esatta delimitazione geografica del Mugello è storicamente problematica, sia in rapporto alla contigua Val di Sieve, sia rispetto alle altre aree limitrofe, in particolare per le zone più montagnose. Vi è infatti una tendenza a identificare il Mugello con le zone di fondovalle del bacino, in cui sono situati i principali centri abitati.

È da segnalare inoltre la denominazione di Alto Mugello con cui da alcuni decenni si indicano quelle aree situate oltre il crinale appenninico, sul versante romagnolo, ma che ricadono amministrativamente nella Regione Toscana. Si tratta della conca di Firenzuola e di parte della cosiddetta Romagna toscana, cioè le zone dei comuni di Marradi e Palazzuolo sul Senio.

Paesaggio

Il paesaggio del Mugello è caratterizzato da una ampia cintura di monti e colline che degradano fino all'area pianeggiante adiacente il corso della Sieve. È quest'ultima un'area molto antropizzata, ma sono numerosi e sparsi su tutto il territorio i centri abitati minori e i cascinali isolati.

Dagli anni novanta è diventato un tratto caratteristico del paesaggio mugellano il Lago di Bilancino, un invaso artificiale creato con lo scopo primario di regolare le portate della Sieve e garantire l'approvvigionamento idrico all'area fiorentina, ma sfruttato anche per fini turistici.

Storia

Gli insediamenti etruschi e romani

La tradizione vuole che sia stata la tribù ligure dei Magelli ad abitare per prima la zona, ma sicuramente, quando questi vi giunsero, prima dell’invasione etrusca, già altri popoli risiedevano stabilmente nell’area. Nei pressi di Galliano, Barberino di Mugello, Londa e San Piero a Sieve, sono stati trovati infatti alcuni insediamenti umani che risalirebbero addirittura al paleolitico. Casomai gli studiosi concordano nel mettere in relazione il nome di questa tribù con l’origine del termine “Mugello” impiegato già in fonti letterarie del VI secolo d.C. per identificare la regione. Ai Magelli seguirono dunque gli etruschi che, con molta probabilità, tracciarono un primo abbozzo della rete viaria dell’area. Una serie di percorsi che univano in origine Fiesole a Felsine — l’attuale Bologna — e che poi ampliati e migliorati dai romani hanno avuto una grande importanza nella storia del Mugello. Del popolo etrusco restano numerose tracce come ad esempio il piccolo idoletto in bronzo raffigurante “una donna con cuffia puntuta, lunga veste aderente, in atto di camminare” trovato nel 1870 in un pozzo presso Ronta (Borgo San Lorenzo). Oppure i numerosi frammenti fittili restituiti dal fosso delle “Rovinaie” e l’importante sito archeologico di “Poggio Colla” nei pressi di Vicchio. L’insediamento romano nel Mugello si fa risalire al III-IV secolo a.C. Anch’esso fu piuttosto diffuso sul territorio come testimonia il ritrovamento qua e là dei numerosi reperti archeologici (monete, urne sepolcrali, resti di tombe e muraglie) e la ricorrenza frequente di toponimi che presentano la terminazione prediale in -ano e -ana come ad esempio Cerliano, Figliano, Marcoiano, Galliano e Lucignano che derivano direttamente dalla pratica fiscale e amministrativa romana. Tuttavia il Mugello in quest’epoca non ebbe un ruolo centrale nel contesto dell’impero, probabilmente l’ambiente collinare mal si adattava alle colture a carattere estensivo tipiche dell’età imperiale e quindi rimase un’area marginale.

Il Regno Longobardo

Nel 476, con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, tutta l’Italia subisce le invasioni dei popoli germanici e le notizie sul Mugello si fanno vaghe. La vicina Firenze, se era riuscita a sfuggire di misura alle orde di Radagaiso, schiacciato sotto le mura della città da Stilicone nel 406, sarà distrutta invece dall’ostrogoto Totila nel 552 e alla fine del VI secolo cadrà sotto il dominio longobardo come del resto gran parte dell’Italia settentrionale e centrale. Resteranno fuori dal regno longobardo solo i territori che coincidono con l’attuale Lazio, parte dell’Umbria e il versante adriatico da Venezia ad Ancona fino al crinale appenninico che rimarranno in mano agli esarchi bizantini rimasti a Ravenna. Dunque il Mugello si trova ora in un'area di confine, oggetto di forti tensioni e continui colpi di mano da parte dei due eserciti nemici. E se un tempo costituiva un’importante via di comunicazioni verso il nord adesso l’instabilità dell’area consiglia ai re longobardi a utilizzare per i loro spostamenti un passaggio più sicuro a occidente, attraverso la Cisa, facendo così crescere l’importanza della strada che, venendo da Milano e Pavia attraversa Piacenza e sbocca a sud oltre gli appennini a Sarzana. La così detta via Francigena che diverrà poi in questo modo l’asse principale delle comunicazioni tra i paesi del nord-ovest europeo e Roma. La capitale stessa del ducato longobardo di toscana diverrà Lucca, attraversata appunto da questa strada e ciò relegherà Firenze, e insieme con essa il Mugello che nei secoli successivi ne condividerà in gran parte le sorti, ancora a un ruolo secondario. Almeno fino alla conquista del regno longobardo da parte dei Carolingi.

Il feudalesimo

Un proclama di Carlo Magno conferisce nell’801 alla famiglia degli Ubaldini la "signoria del gioioso paese del Mugello". I Carolingi, dopo la conquista del regno longobardo, instaurarono in Italia una gerarchia articolata essenzialmente su due livelli. Ossia costituita da un conte, che amministra un territorio coincidente con quello della diocesi, e da semplici signori, vassalli del conte e del re, che presidiano e dirigono il proprio dominio sul modello del sistema curtense. Una gerarchia alla quale faceva poi da contrappunto il governo ecclesiastico la cui struttura amministrativa, ereditata direttamente dalla giurisdizione romana, ruotava attorno alla pieve. Entrambi espressione di un potere feudale che caratterizzò tutta la Toscana altomedievale e con essa pure il Mugello, dove il fenomeno è testimoniato anche dal fiorire proprio in questo periodo di numerosi centri fortificati, conseguenza diretta dell’affermarsi di potenti signori locali. Nel Mugello del IX secolo troviamo appunto le famiglie degli Alberti e degli Ubaldini che dominano nel settore centro-occidentale e l’autorevole famiglia dei Conti Guidi, signori incontrastati del Casentino, che prevale invece a oriente. Ben presto però questi rappresentanti del potere feudale si troveranno in aperto conflitto con le mire espansionistiche della sconosciuta Firenze. Già nell’854 Lotario I riunisce in un unico corpo le contee di Firenze e Fiesole decretando di fatto la decadenza di quest’ultima. Firenze è ora in piena crescita economica, con un contado grande pressappoco il doppio delle altre contee toscane che si estende dalla sommità dell’Appennino a nord, fino ai dintorni di Siena a sud e dalla contea di Arezzo a est a quella di Pistoia a ovest. Tra l’altro Firenze in questo periodo divenne teatro di fatti importanti e fautore di primo piano della riforma di una chiesa caduta nelle mani dei laici. Fu infatti il fiorentino Giovanni Gualberto, fondatore del monastero di Vallombrosa, trovando l’appoggio della gran massa della popolazione, che in breve diede vita al primo grande ordine riformatore italiano (1038) e anche in seguito sarà di nuovo la comunità fiorentina a sostenere la contessa Matilde, marchesa di Toscana, e con essa papa Gregorio VII nel drammatico conflitto che oppone la chiesa a Enrico IV. In questo frangente le truppe imperiali assedieranno la città per dieci giorni ma alla fine saranno costrette a ritirarsi umiliate e una tale vittoria, la resistenza al più prestigioso degli assalitori, farà entrare a pieno titolo Firenze nella storia. Nel XII secolo la comunità fiorentina è ormai maturata, ha preso consapevolezza di se e della sua forza e, anche in virtù dei privilegi concessi dalla contessa Matilde e la contemporanea scomparsa di figure cardine del potere, inizia ad affrancarsi con decisione dall’autorità costituita per rappresentare autonomamente e pienamente Firenze e il suo contado. È significativo sottolineare che la prima azione messa in atto da questa forma embrionale del libero comune fiorentino è la presa e la distruzione dell’antica Fiesole, di cui rimarranno in piedi solo la cattedrale e la dimora del vescovo. Una brutale affermazione di supremazia della quale tutti i contemporanei prenderanno coscienza.

L'ascesa di Firenze

Firenze stava dunque diventando una città stato indipendente. Ma se acquistare una certa autonomia politica era stato facile, vista la lontananza dell’autorità imperiale, altrettanto non lo era il controllo diretto del contado. Feudatari grandi e piccoli, laici ed ecclesiastici, rappresentanti dell’impero in un clima di totale anarchia esercitavano di fatto il controllo delle risorse del territorio e delle strade. Ostacolando la crescita della città e provocando inevitabili situazioni di conflitto. I feudatari del contado da una parte e la borghesia mercantile cittadina dall’altra rappresentavano non solo due ceti sociali diversi ma soprattutto interessi economici opposti che escludevano una possibilità di accordo tra le parti. Da un lato la città in rapida crescita economica necessitava di vie sicure e libere per i suoi commerci mentre i signori del contado tentavano di riaffermare il loro dominio del territorio con dazi e scorrerie. La sopravvivenza dell’uno avrebbe rappresentato sempre e comunque una minaccia per l’altra. Significativa fu la lotta tra Firenze e la famiglia degli Ubaldini sempre pronta a dar battaglia e ad allearsi con tutti i nemici della città. Il Mugello era una tappa obbligata per tutte le merci e i mercanti che si recavano in Emilia e in Lombardia e quindi un nodo nevralgico per gli scambi verso nord. La lotta fu dunque lunga e spietata. La rocca di Montaccianico, il più potente castello degli Ubaldini, posto a guardia di una strada già tracciata in epoca romana e che proprio con lo sviluppo del capoluogo toscano nel XII secolo aveva iniziato ad assumere importanza, fu distrutta una prima volta nel 1258 e subito ricostruita con un doppio giro di mura. La città ritornò dunque all’attacco con due massicce spedizioni nel 1272 e nel 1273, ma senza fiaccare la potenza della famiglia feudale tanto che nel 1302 le ostilità furono di nuovo aperte. Questa lotta secolare avrebbe potuto durare all’infinito se nel 1306, con un piano preordinato e già sperimentato con successo nel Valdarno nel 1299, di concerto con l’ennesimo assedio e l’ennesima distruzione del castello, la Repubblica fiorentina non avesse provveduto a fondare due “Terre nuove”: Castel San Barnaba, poi divenuto Scarperia, e Firenzuola. Un progetto questo ben definito e studiato nei minimi dettagli che mirava a catalizzare le forze amiche disperse sul territorio e a sottrarre allo stesso tempo quelle dell’avversario concedendo a coloro che avessero abitato le nuove colonie libertà, protezione e promessa di sviluppo. Nonché allettanti e concreti vantaggi immediati come, ad esempio, l’esonero dal pagamento di qualsiasi tassa per un periodo di dieci anni. Pare che Firenzuola abbia assorbito le due comunità di Tirli e Bordignano, mentre ad alimentare la popolazione di Scarperia furono gli abitanti di Sant’Agata, Fagna, San Giovanni Maggiore e Ferrone. Non molto diverso fu poi l’epilogo sul fronte orientale dove, dopo aver diroccato i castelli di Ampainana, Gattaia, Filiccione e Montesassi appartenuti alla famiglia dei Conti Guidi, la repubblica Fiorentina decise di fortificare nel 1324 le poche case edificate dagli esuli di questi castelli su una modesta altura a ridosso della Sieve, dove sorge oggi Vicchio, e di prendere sotto la sua protezione gli abitanti.

Vie di comunicazione

Le principali vie di comunicazione stradale, oltre all'A1 Autostrada del Sole che corre parallela al confine occidentale, sono le ex-Strade Statali 65 della Futa e 302 Brisighellese-Ravennate, che sono ora Regionali, la 67 Tosco-Romagnola e la 551 Traversa del Mugello (ora Strada Provinciale), che segue il fondovalle della Sieve.

Il Mugello è attraversato anche da una linea ferroviaria, la Faentina, che unisce Firenze a Faenza. Una derivazione di questa linea unisce Borgo San Lorenzo a Pontassieve lungo la valle della Sieve.

 

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